La Grande O

Paura e delirio ad Ancona: Musica arte politica nella confusa esistenza di un inutile artista di nome Oskar Barrile

7 October 2005

all’epoca della guerra infinita

Filed under: guerra — oskar @ 12:20

           

 

ALL’EPOCA DELLA GUERRA INFINITA

La bancarella dei libri usati di scuola è in realtà una lunga fila di 18 banchi, dai pesanti coperchi di ferro arrugginito, carichi all’inverosimile di testi scolastici. Prende mezzo lato del marciapiede alberato della piazza centrale della città, ed è famosa in tutta la Regione. Non sto scherzando. Il clima è infernale grazie al capolinea delle corriere che circondano la bancarella. Setra, Bucci, Conerobus, Farabollini, Reni, a parte le gigantesche Atlassib con rimorchio per la Romania, sono tutte vecchie, residuati bellici, e d’estate non sopportano il caldo. Soprattutto l’impianto dei freni fatica ad andare in pressione, così vengono tenute costantemente accese con periodiche sgassate. Le nuvolette nere che si staccano dai tubi di scappamento avvolgono, secondo il modello, le fronde degli alberi o le persone. A volte il rumore è assordante. Da quando c’è l’Euro e la Guerra Infinita gli affari sono aumentati vertiginosamente, i libri di scuola nuovi fiammanti sono ormai evidentemente un lusso. Ci sono dei tavoli di fronte alle bancarelle: da un lato c’è la fila di quelli che portano in deposito i libri da vendere, dall’altro quella di chi acquista. Chi vende i libri deve essere munito di documenti. Lui d’estate lavora in questo posto ormai da molti anni. Fa il bancarellaro stagionale sei giorni su sette per otto ore. Assieme a lui, il titolare ed altri 5 collaboratori. Ci sono sempre stati problemi di fila tra chi vende e chi compra, perché molti non sanno che c’è da fare la fila, oppure sbagliano coda o dimenticano i documenti. In tempi di guerra bisognerebbe sempre girare con i documenti…
"Per lasciare i libri Check-Point a destra!" Quest’anno è tutto più ordinato perché lui ha scoperto questa parola magica da urlare ogni tanto, che hanno imparato persino le nonne che portano i libri: check point. Non è ostile come posto di blocco e ha un che di moderno, televisivo, e poi tutti ormai sanno che a un check point si deve fare la fila e mostrare i documenti Chi ne è sprovvisto si allontana senza fare domande inutili e ritorna con il proprio documento di identificazione…Lui dichiara di aver provato anche con la parola Check-in, ma i risultati sono deludenti…

Come qualsiasi persona normale, non particolarmente ripiegata solamente sulle proprie vicende personali, il nostro bancarellaro non è riuscito ad ignorare i richiami delle manifestazioni pacifiste che si susseguono un po’ dappertutto da quando è cominciata la guerra globale. Anche perché ormai per manifestare non c’è più bisogno di essere uno studente o uno sfigato che ha ricevuto una lettera di licenziamento. Il lavoro precario, come dice lui, allunga la giovinezza, nel senso che ti ritrovi a 30 o 40 anni che vivi alla giornata come un qualsiasi studente di 20 anni, e il tempo per poter andare ad una manifestazione, potenzialmente, ce l’hai sempre…
C’è chi sostiene che le manifestazioni vanno prese con le molle, che sono un modo antiquato di protestare, che bisogna distinguere tra chi manifesta in buona fede e chi è invece violento e altre fesserie di questo tipo; ma a queste osservazioni il nostro uomo sostiene che la guerra porta con sé il senso della precarietà, del provvisorio, della distruzione vissuti come qualcosa di immane rispetto alla fragilità di ognuno. E’ quasi automatico che nel proprio piccolo ciascuno cerchi di arginare tutta questa insicurezza ottimizzando le proprie azioni, preservando la propria unicità. Per lui la parola chiave è ottimizzazione. Come quando si trovava a Ventimiglia: la città era in mano ad una marea di robocop che impedivano ai manifestanti di oltrepassare la frontiera per raggiungere Nizza, dove c’era un vertice degli stati europei sulla guerra e l’unione europea e le frontiere con la Francia erano temporaneamente chiuse fino alla fine del vertice. Non si sa come lui si trovava nella brutta situazione di avere un casco e un pesante scudo di plexiglass, e di essere in fila con altri sfortunati attrezzati allo stesso modo di fronte a un’altra fila speculare, ma di robocop, a 15 metri di distanza, e che puntavano dei fucili con davanti delle specie di salsicciotti piuttosto minacciosi. Provi una sensazione di disagio quando hai un lacrimogeno così vicino puntato in faccia…Quello che ricorda il nostro uomo è lo sparo di uno di quei fucili, esattamente quello di fronte a lui, delle urla, e il corpo di destra a fianco al suo risucchiato all’indietro, all’improvviso. Ottimizzazione delle risorse. Scacciare il panico che è ancella della guerra. Fare di corsa pochi passi. Alzare lo scudo, sfilarlo dal braccio e tenerlo con due mani. Guardare i lati di fronte il punto centrale davanti. Non perdere l’equilibrio. Fermarsi una frazione di secondo davanti il robocob che ora tiene il fucile con due mani per parare il colpo dello scudo che sta per colpirlo. Quello di destra sta tenendo il proprio dalla parte della canna e ti sta puntando.
Ottimizzazione delle risorse. Un attimo. L’anfibio sinistro di lui si scarica con tutta la forza del calcio sulle palle del robocop che cade all’indietro con ancora le mani serrate inutilmente sul fucile. E lo scudo alzato? Ottimizzazione delle risorse. Lo scudo alzato affonda di punta, nello stesso momento, sull’imbottitura del petto di quello di destra che sbilanciato cade rovinosamente addosso a un altro sbirro. Abbandonare lo scudo e guadagnare metri all’indietro senza voltare le spalle. Seguono i tafferugli su tutta la linea…

Tempo fa alcuni miei amici sono stati massacrati di botte di sera in pieno centro. Sono finiti all’ospedale per diversi giorni. Bottigliate in testa senza un motivo apparente. Gli aggressori sono tuttora sconosciuti. A parte questo sembra che nella nostra regione la criminalità sia in netto calo. Le forze dell’ordine dichiarano che è però in aumento esponenziale il senso di insicurezza tra la popolazione. Credo che in tempo di guerra questo sia normale. Se hai il telefonino che ti invia le news del giorno, non puoi non notare che le notizie che ti inviano rivelano una scelta arbitraria su che cosa tenerti informato, o meglio, su come tenerti in apprensione. Quando non ci sono notizie di attentati ecco che ti squilla il messaggino delle news che riporta delle non-notizie tipo: TimSpotNews. Roma: il Ministero degli Interni afferma che in Italia è alto il rischio attentati da parte dei fondamentalisti islamici. Nell’ultimo mese questa news mi è stata recapitata almeno una decina di volte…sempre uguale. Devi abituarti a pensare che prima o poi qualcuno salterà in aria ma la vita continua, la metropolitana è un po’ rischiosa, ma non vorrai solo per questo smettere di andare a lavorare, faresti il gioco dei terroristi, siamo tutti in guerra e alla fine anche tu appartieni a truppe sacrificabili…Interrogato a proposito il nostro bancarellaro non sa che cosa pensare se non che bisogna sabotare questa cappa di guerra che ci sta soffocando. E poi ci sono troppi papa boys in giro dichiara,bisognerebbe disseminare di buddha panciuti gli angoli delle strade, altro che obbligo morale a mantenere i crocifissi nei luoghi pubblici…Bisognerebbe sparare in faccia a tutti i militaristi della terra…A questo proposito il nostro uomo dichiara che la prima volta che ha sparato è stata alla manifestazione di Praga contro la Banca Mondiale e il Fondo Monetario.In quell’occasione il vertice degli affamatori di tutti i poveri della terra venne rinviato. Ventiquattro ore di scontri. Ventiquattro! I delegati vennero messi in salvo con gli elicotteri che atterravano sulla terrazza del grattacielo mentre gli scontri arrivavano fino al terzo piano…Da lontano sembrava un scena infernale, tra Dante e le immagini della fuga degli Americani da Saigon ai tempi del Vietnam. Cannoni ad acqua, carri armati, molotov, esplosioni, intere vetrate infrante, i delegati in panico che scappano per le scale, e inciampano, con il terrore negli occhi, quasi che da sotto, stessero salendo tutti i morti viventi di Romero e affini; e più si alzano e più cadono, troppo eleganti quei vestiti, troppo fighe quelle scarpe, sono fatte per scivolare su e giù negli ascensori, non per scalare venti piani di rampe… e poi gli elicotteri neri, quasi che sul lato nascosto del grattacielo si stesse arrampicando tutta una famiglia di King Kong… una marea di elicotteri neri che volteggiavano intorno e sopra l’Holiday Inn tra uragani di lacrimogeni, lanciati anche da loro. Sembrava notte, fino a che intere formazioni nuvolose di lacrimogeni urticanti entrarono nell’impianto dell’ aria condizionata del palazzo del vertice, e fu l’inizio della vittoria…Comunque, alcune ore prima, il suo gruppo aveva da poco incendiato il secondo McDonald che dava su una bella piazza praghese, che ancora si vedevano le fiamme dell’ altro in fondo al viale. Il fumo dei lacrimogeni al peperoncino formava delle grosse nuvole che avvolgevano gli ultimi piani dei palazzi e si spostavano lente e pesanti. Dall’altro lato della piazza si sentivano gli spari e un gruppo di robocop veramente impressionanti, con tanto di casco integrale e trasmittenti incorporate per comunicare. I caschi avevano delle protezioni di gomma che coprivano il collo fino alle spalle. Sembravano tanti Darth Fener, e il lato oscuro dell’impero dava battaglia a gente venuta lì da tutta Europa… Forse per questo gli inglesi avevano degli striscioni con scritto Obi One Kenobi combatte con noi…. Il nostro bancarellaro dichiara di aver visto delle molotov volare addosso ai darth fener che velocemente si sganciavano e salivano in tutta fretta su dei grossi furgoni dagli sportelli del retro aperti. Uno di questi fece un giro sgommando su tutta la piazza. Durante il trambusto il suo gruppo era arrivato nella piazza. Lui vide un fucile col candelotto abbandonato e senza pensarci troppo provò a centrare il retro del furgone aperto, proprio quando questo stava imboccando a tutta birra l’unica via di accesso non ingombra di barricate ma piena di dimostranti. La fortuna dei principianti a volte fa miracoli…Una manciata di secondi e il furgone fu costretto ad inchiodare perché il fumo dentro impediva comunque di guidare. Ci fu un hurrà da far vibrare tutta la piazza che per un attimo non si sentì nemmeno l’impressionante rumore degli elicotteri neri, poi gli scontri continuarono…

Ormai il mondo è disseminato di pazzi furiosi che si fanno saltare in aria dappertutto, e di imbecilli che salutano come eroi i nostri ragazzi, che poi sarebbero killer professionisti addestrati ad uccidere, di ritorno o in partenza per paesi che stiamo occupando allo scopo di inventare democrazie, mettere le mani su qualche pozzo di petrolio, e far lavorare un po’ di imprese italiane. Le ragazze impazziscono per le divise e le vogliono anche loro; abbiamo di nuovo parate militari e la gente blocca le strade per vedere passare un fantastico sottomarino da guerra che potrà essere visitato al Museo della Scienza di Milano…A riguardo il nostro uomo dichiara di non essere particolarmente turbato da queste considerazioni, in quanto per cambiare lo stato di cose presenti in un dato momento, è sufficiente che una minoranza abbia la determinazione per imporlo, finora è sempre stato così, per cui la partita è ancora aperta…

Neanche un mese fa tornando in città di notte, passando nella zona industriale sud fra capannoni e centri commerciali, per poco non investiva una ragazza semi nuda che scappava verso una macchina ferma poco lontano sull’altro lato dello stradone buio.. Togliti dalle palle coglione! Un tipo grosso di una qualche security paramilitare era sbucato da dove prima era apparsa la ragazza. E ce l’aveva proprio con lui perché aveva inchiodato e adesso era lì fermo, con le luci accese e il motore in moto. Forse stava per estrarre la pistola, ma sarebbe stato comunque minaccioso anche senza. Proprio un tipo losco.Cambiare lo stato delle cose presenti e ottimizzazione delle risorse. Il nostro uomo sostiene di avere ubbidito alla minaccia. Ingranata la marcia è partito a tutto gas. Il paramilitare non ha avuto il tempo di dire niente, forse distratto dalla macchina della tipa, sembra un’ hummer, che sgommava via . L’auto non ha riportato grosse ammaccature…

www.oskarbarrile.net

 

2 Comments »

  1. Proprio un figo sto tipo eh? Una persona proprio da ammirare!
    Bah…

    Comment by Tommytnt — 11 October 2005 @ 13:26

  2. L insonnia d’estate
    Dopo aver battuto le ore come le campane
    Alle 9 e un quarto decido di fare basta.
    Giornata soffocante oggi.
    Cinque piani più in basso mi faccio strada in un atmosfera densa come pomata.
    Bella cazzata vestirsi di nero ed immagino di avere le spalle in fiamme
    Fra pochi passi sarò con il mio caffè.
    Io e il gin di ieri sera decidiamo di farci un giro sapendo già che sarà una pessima idea
    E dopo aver discusso a lungo stabiliamo di andare al porto a vedere chi sviene prima.
    Bevendo acqua come un cammello, schiumando come un cavallo avanzo su piedi di cemento e gambe di vetroresina gli occhi accecati dal riverbero del sole.
    Mi è sempre piaciuto guardare l’attracco delle navi, tutte quelle operazioni coordinate, ripetute macchinalmente, volta dopo volta.
    Ed ora c’è un divertimento in più: carabinieri che dentro le loro auto arroventate si squagliano come calippi armati di mitra e questo in nome della nostra sicurezza…wow.
    Una delle prime macchine a scendere è un enorme Hummer, la versione civile di quelle in dotazione all’esercito americano, dentro ci sono due tipi, teste rasate e facce da stronzi, del tipo che speri sia ormai un carattere recessivo nell’evoluzione della specie.
    Intanto la superfast continua a vomitare il suo contenuto umano e comincio a pensare di dover lasciare gli anfibi lì tutt’uno con il cemento per il caldo che fa.
    Lungo il pomeriggio estivo senza niente da fare e con gli amici ancora afflitti dal vizio del lavoro, la canicola sempre più opprimente.
    Ma se l’esistenza di questa stagione trova una sua giustificazione non è tanto nel mare o nelle maniche corte ma nell’estasi di una birra ghiacciata alle 5 del pomeriggio, forse l’unica esperienza del divino che l’uomo possa provare nella sua vita.
    Decido di lanciarmi nel misticismo.
    Vada per il baretto di piazza Cavour, quanto di più balcanico Ancona possa offrire, senza contare che da lì seduta posso anche sfottere il ragazzo delle bancarelle, lui in cambio mi aiuta a fumare le mie sigarette, si preoccupa per la mia salute lui.
    Ma ora sono cinti d’assedio, le chiacchiere stanno a zero e non mi rimane che osservare la fauna che popola questa nicchia ecologica.
    Oltre alle solite apparizioni fuoriuscite dagli anni 80 oggi c’è una novità: una coppia che crede di essere all’oktoberfest e sta cercando di dare fondo alla riserva di birra del bar.
    Disgustata da tanto egoismo li guardo meglio e riconosco nelle loro facce bovine i due tipi dell’Hummer.
    Ecco me lo sentivo che erano due stronzi.
    Litri di tempo dopo sono sotto casa, la banda si è sciolta per ritrovarsi all’imbrunire di domani per un nuovo presepe vivente alcolico.
    Mi fumo un ultima sigaretta pensando che questa sera Melchiorre non si è fatto vedere ed è molto strano che di solito quando stacca dalla bancarella dei libri si trasforma in uno dei più agguerriti beoni della provincia.
    Una macchina accosta in fondo alla via e incredibilmente ancora loro… i bovini dell’oktoberfest.
    Li sento urlare, sono italiani, del nord dalla parlata, ma oltre a queste c’è una terza voce, di donna.
    Quello dal lato del passeggero scende, va verso il distributore di sigarette e mi rendo conto che non va affatto bene.
    Nell’istante prima che la portiera si richiudesse ho sentito la ragazza dire qualcosa come in un singhiozzo, colpi assestati allo sportello.
    Cerco di pensare a qualcosa perché qualcosa proprio non va in tutto questo.
    Comincio a camminare verso di loro senza avere alcuna idea di cosa sto facendo ma più mi avvicino più i colpi mi sembrano tentativi di uscire dall’auto.
    Ora sta sbattendo sul finestrino e il volume delle grida è salito di una tacca.
    Guardo in alto sperando che qualcuno senta ed intervenga ma, come ho avuto modo di imparare, sembra che nel mio isolato di notte non ci sentano troppo bene.
    Quello fuori dall’auto attraversa la strada e risale, l’altro ingrana e parte al volo.
    Sono ancora distante e stanno per passarmi di fianco.
    Nei pochi secondi che ci separano mi rendo conto che a meno di farmi investire non posso fare nulla.
    Guardo dentro l’auto, li guardo bene in faccia, i due davanti e una forma arrotolata contro lo sportello.

    Ecco è finita, sono lì in piedi come un idiota, non ho fatto un cazzo, era evidente che la tipa non voleva rimanere li dentro e poi li ho visti sbarcare oggi e di donne nemmeno l’ombra, erano soli eppure non ho fatto un cazzo.
    Farmi arrotare non avrebbe risolto niente e fino all’ultimo non ero sicura di cosa stesse accadendo, non che ora lo sia ma sono sempre più convinta che la tipa stia in una situazione di merda.
    Sono lì e non so che fare, inutile.
    Il sonno è scomparso con l’auto e mi è montata un angoscia di dio.
    Non posso andare a dormire,
    ho bisogno di camminare.
    Marcio nel silenzio che precede l’alba fra le saracinesche abbassate in testa solo quei colpi e quella voce.
    Le gambe mi hanno portato al four roses, entro, prendo una birra, vedo la mia faccia riflessa sullo specchio fra le bottiglie, sembro fuori di testa, un occhio manda affanculo quell’altro.
    Non riesco a scrollarmi di dosso quel senso d’impotenza, di pericolo.
    Fuori il cielo non sa ancora decidere quale sarà il suo colore stamattina… io voto per il turchese.

    Arriva una macchina
    Senza alcun dubbio è quella di Melchiorre, ma qualcosa è diverso,
    il muso rincagnato,
    è alla guida di un pechinese.
    Lo guardo scendere e, anche se non lo avrei creduto possibile, la sua faccia è anche più stravolta della mia…

    Comment by marg — 17 October 2005 @ 13:42

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